IL MUSEO ROUSH

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Il bon ton ci insegna che non ci si presenta a casa di amici o conoscenti senza qualcosa. Seguendo questa regola ferrea, inculcatami da miei genitori, mi sono presentato alla porta del museo di uno dei tre grandi “mostri sacri”  tra i preparatori della Ford Mustang: Jack Roush.
Entrare nel suo museo, a Livonia, in Michigan, da l’impressione di entrare nel garage di un vecchio amico, solo con tantissimi veicoli e memorabilia in più.
L’aria che si respira e’ pregna di sudore, benzina, gomme, asfalto e competizione.
La cura dei veicoli presenti rasenta il maniacale.  Pulizia, ordine, posizionamento sono praticamente perfetti; dai prototipi per Ford e quelli personali, fino a giungere alle auto che hanno fatto la storia della Nascar. La vastità e la varietà ha dell’incredibile.

La Prima auto che ci balza all’occhio è una Ford Mustang Boss 429 del 1969, in Royal Maroon, con numero di telaio 429.

Qualche modello delle prime Mustang Roush (1998-2004), che uscivano tutte con gli scarichi laterali.

Tra i prototipi più strani, la Ford “INDIGO”, una 2 posti, prodotta in soli 2 esemplari(altro, dopo essere stato venduto all’asta, è andato distrutto in un incidente) nel 1996. Roush aveva contribuito a creare gran parte della carrozzeria in fibra di carbonio e a modificare il motore 6.0 litri V12, da ben 435 cv, con cambio manuale a 6 marce a bottone!

Segue la 1994 Ford SVE Boss Mustang , un concept realizzato dalla SVE, il predecessor della SVT. L’auto ha un motore 429, portato a ben 10 litri(!) con manifold in alluminio realizzato su misura, che spinge quest’auto a 850 cv e le permette di compiere il ¼ di miglio in 10.55 secondi.

Il “Taxi di Tijuana”, scovato da noi sotto un telo, è un clone di una Ford Maverick, 5 porte, con cui Roush Corse nel Campionato NHRA Pro Stock, finendo secondo ai punti, a causa di una rottura nel round di aperture della finale di campionato. L’originale montava un 351 discretamente modificato, e venne venduta nel 1976, salvo poi finire distrutta. Questo clone sarà operativo al 100% nel giro di 2-3 anni.

Le 3 Ford GT rappresentano l’evoluzione della Ford GT, dai primi prototipi da test (che gli americani chiamano confidenzialmente “mule”, muli) fino all’auto che entro in produzione tra il 2004 e il 2006. Roush si occupò delle sospensioni.

La Cunningham C7 rappresenta un tentativo non riuscito di creare l’auto Americana più lussuosa, sfruttando il nome di un grande del passato, Briggs Cunningham II, leggenda di LeMans. Quest’auto, una scocca vuota, presentata al Detroit auto show nel 2001, è sata acquistata da Roush, con l’intento di preservarla.

Ci sono poi 2 auto un pò strane, nome in codice GN-34, a motore centrale posteriore,che sarebbero dovute andare a scontrarsi con le Pontiac Fiero e le C4 Corvette nel mercato delle 2 posti. Il nome sarebbe dovuto diventare Taurus SHO. Sono state costruite dalla SVO (che diventerà SVE e poi SVT, fino ad arrivare al nome di Ford Performance Group odierno) su dei telai De Tomaso pantera GT5, pesantemente modificati. L’auto rimase solo un prototipo, e questi sono gli unici 2 esemplari esistenti al mondo.

La “Bohnalite Special”, è una fedele replica di una macchina costruita nel 1932 a Deaborn da Don ‘Sully’ Sullivan , meccanico e pilota, che la utilizzo per correre nella Indy 500. Quest’auto corse fino al 1933, quando, durante una corsa, andò a sbattere a causa di una macchia d’olio. Era motorizzata con un V8 flathead. Nel 2000 Jack Roush decise di ricostruirla fedele all’originale, per correre nella “Great Race”, un evento dedicato a macchine storiche e speciali sponsorizzato da History Channel. Ci sono volute migliaia di ore, foto di archivio, interviste con i membri della famiglia del costruttore/pilota di quest’auto per riuscire ad arrivare al risultato che vedete qui in foto.

Nella seconda ala balzano subito all’occhio una Roush 427R e una P-51A, modelli speciali realizzati in tiratura limitatissima. la Mustang GT 2008 con cui Jack Roush Jr. corre nel Continental Tire sports car challenge

Presente anche il modello in creta della Ford Mustang Roush 2015, in bella mostra al centro della sala.

La più “divertente”? Una Ford Taunus NASCAR, Sponsorizzata VIAGRA.

La cosa più curiosa sono i resti del primo incidente aereo di Jack Roush (ne ha avuti due. L’ultimo gli è costato la perdita dell’occhio destro), appesi al muro appena si entra nella seconda parte del museo.

“Benvenuti al Museo Roush!” veniamo accolti, sulla soglia della seconda parte del museo, da un giovane archivista, Tyler Wolfe, che ci racconta la storia del Museo e delle sue auto, dalla fusion a Idrogeno che sta cercando di battere il record mondiale di velocità per la sua categoria, fino ai dragster a GPL che corrono sul 1/4 di miglio, con alla guida la figlia di Jack Roush, Susan Roush. E’ proprio Susan che si avvicina a noi, mentre parliamo con Tyler, e ci accompagna a vedere i loro dragster a gp( o butane, come si dice in usa). Entriamo nel retro, una zona di solito proibita ai turisti, dove ammiriamo 2 dragster di Susan, una Ford Mustang GT 2007 e una 2004, la Ac Cobra a GPL, sempre di Susan; Ci viene data la possibilità di confrontarci con il capo meccanico, che ci spiega come fermamente Roush stia investendo sull’uso di energia pulita( con la branch aziendale Roush Cleantech). Ci vengono mostrati alcuni dei bus scolastici in servizio a Livonia, alimentati solo a butano, che rappresentano il loro sviluppo verso una tecnologia più in stile “Europeo”. Rientrando nell’officina, ci scappa l’occhio su una Ford Mustang Coupe’ anno 1967, sotto un telo. Mi permetto di chiedere a Susan Roush:” E questa auto cos’è?” Susan sposta il telo, mettendo a nudo una fantastica auto da Drag Racing. Ci spiega che questa e’ stata la prima Ford mustang che suo padre Jack ha preparato per le gare sul 1/4 di miglio. 2 mesi prima e’ stata contattata da un appassionato dell’Illinois, che aveva acquistato per caso l’auto dalle sue parti. Rimuovendo i primi strati di vernice, sono apparse delle Decals con il nome di Jack. Dopo una telefonata e le verifiche del caso, Susan ha chiesto al gentiluomo quanto voleva; Ha inviato una bisarca e 2 settimane dopo ha ricevuto l’auto; da restaurare certo, ma il rivedere un’auto che era parte della storia di suo padre non aveva prezzo. ci congediamo poi da Susan, non dopo averle consegnato il nostro presente per Jack, e ci siamo addentrati con Tyler nelle zone in via di allestimento del museo, dove diversa memorabilia del passato agonistico di Roush era in fase di riordino. A breve, ci dicono, questa sala diventerà un area relax per i visitatori, con tanto di wurlitzer e macchina per caffè americano.
Ci congediamo, abbandonando ormai ogni speranza di incontrare Jack.
2 settimane dopo il nostro rientro, riceviamo una mail da Tyler, con una foto di Jack con addosso il nostro regalo.
Che dire, siamo rimasti oltremodo sorpresi di tanta considerazione!
Arrivederci Jack, speriamo di riuscire ad intervistarti al NAIAS 2016.

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Questo post è disponibile anche in: enInglese


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